La comunicazione oggi: frammenti relazionali

frammenti relazionali Auguri a tutti di buona Pasqua da tutto lo staff, oggi proponiamo questa riflessione di Francesco: A volte mi sembra di stare in un mondo dove la libertà pare definirsi parmenti alla possibilità di decidere cosa fare di ogni istante e dell’intera propria vita.

E ciò senza tener conto della drammaticità che le nostre scelte fiondano sulla vita altrui e sulle relazioni intrattenute con altre persone. Parlo di drammaticità, ma nell’accezione del termine che rimanda all’azione, in quanto dramma, in quanto azione nella realtà, messa in atto. Ogni nostra azione, ogni relazione, ogni comunicazione non è elemento a sé stante.

Sembra quasi che l’autodefinizione e l’autodeterminazione siano divenuti traguardi per i quali lottare e i quali raggiungere ad ogni costo. E per quale motivo? Per dare forse adito alla nostra libertà? Perché parlo di tutto ciò? Per dimostrare che l’autodefinizione, l’autodeterminazione, la comprensione della libertà come libero arbitrio proprio di ogni soggettiva decisione non è ciò che il nostro cuore e il nostro animo umano, la nostra natura, cercano.

Chi lo dice? Lo dice la comunicazione. Lo testimoniano le relazioni. Le relazioni che quotidianamente ognuno di noi intrattiene con altri uomini e donne, attraverso la rete, via telefono, con il cellulare, mediante il rapporto personale dirette, faccia a faccia (ah! Quanto ci manca questo rapporto!).

La nostra ricerca di relazioni, seppur nascosti al di qua di una maschera che assume i nomi di ID, avatar, che assume la forma di un monitor, dimostra che l’uomo non è sufficiente a se stesso. L’uomo non si basta. Ma necessita di porsi in relazione.

Di qui, anche se ora solo semplicemente, possiamo già comprendere il grande, continuo e progressivo successo dei moderni mezzi di comunicazione sociale online, quali i vari messenger, forum, blog, e social network. La possibilità di condivisione che offrono questi potenti mezzi di massa regala all’uomo attenzione, centralità e relazione.

Nella società contemporanea, quella ella postmodernità, tutto sembra, e spesso è, frenetico, rapido, schizzante, e la capacità di fermarsi e riflettere, di scambiare profonde parole con qualche amico pare diventare un aspetto secondario della vita, limitato al nostro “eventuale” tempo libero.

Da ciò, dalla mancanza di relazioni dirette, profonde, calde, deriva lo spezzettamento dei nostri rapporti e, allo stesso tempo, la frantumazione dei rapporti nella comunicazione, che sfociano in relazioni fredde, rapide e sfuggenti.

Ma senza relazione la persona non può stare.

La persona non è se non in relazione.

Così, possiamo ben capire il perché in fondo al nostro animo sentiamo spesso il desiderio di essere ricercati, di essere chiamati al cellulare, di ricevere un sms, di essere contattati via email, di essere aggiunti in qualità di amici su facebook, di essere linkati, taggati. Tutte relazioni fredde, sfuggenti, superficiali, che rispondono, anche se insufficientemente, ad un bisogno più grande, insito nel cuore di ogni persona: il bisogno di relazioni profonde, di qualità, calde, forti, durature e stabili.

Ora, una piccola curiosità che continua a confermare la nostra tesi.

La parola persona deriva dal termine greco prosopon. Questo termine ebbe in passato due accezioni principali. In un caso indicava la maschera dell’attore che entrava in scena e, proprio grazie a quella maschera, si poneva in relazione con gli altri teatranti e con il contesto dell’opera. Nel secondo caso facciamo riferimento, invece, al termine prosopon e del suo significato indicante ciò che ci si pone innanzi, ciò che sta dinanzi ai nostri occhi. Significa un guardare verso qualcosa o qualcuno e, di conseguenza, relazionarsi con ciò che si guarda.

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